![]() |
|
Spaces home The ScientistPhotosProfileFriendsMore ![]() | ![]() |
|
The Scientist...Ama. Vivi. Distruggi & Salvati...
11.05.08 h 01.11 Occhiali.[ovvero: Prospettive*]
“…comincio a prendere un po’ di distanza dalla mia vita.
Prospettiva.
La Prospettiva è una di quelle cose che si dovrebbe poter comprare e somministrare per via endovenosa.”
Erlend Loe – Naif.Super
Uno. Della Pioggia. Per chi porta gli occhiali il mondo è diverso. Quando piove, per esempio. Per chi non ha l’ombrello la può essere uno spiacevole inconveniente. Quella fastidiosa sensazione di umidiccio ai capelli, i pantaloni inspiegabilmente inzuppati fino alle ginocchia, e poi, quando piove sembra sempre di stare camminando a piedi nudi. Ci si ritrova sempre con i piedi bagnati. Anche con i migliori stivali. Inconvenienti spiacevoli, certo. Ma per chi porta gli occhiali la pioggia può diventare molto di più di una semplice sensazione. Il mondo cambia, si trasforma in quadro impressionista. È come quando si viaggia in macchina mentre piove e dal finestrino si disegnano davanti a noi paesaggi dai colori dilatati e dalle linee incerte. Ma in quel caso si abbassa il finestrino e i colori ritornano compatti e le linee sicure. Chi ha gli occhiali mentre piove questo non può farlo. Anzi. Non vuole farlo. E i colori si dilatano così tanto che le linee scompaiono e il mondo non diventa altro che una tela violata da innumerevoli aghi liquidi. Io porto gli occhiali da quando avevo otto anni. Mi ricordo che quando l’oculista mi disse che avrei dovuto portare gli occhiali cominciai a piangere. Mi ricordo che pensai subito che i miei occhi non funzionavano a dovere. Pensai che avrei dovuto avere un altro paio d’occhi per vedere meglio. Pensieri stupidi. Banali. Pensieri naif. Come quelli che potrebbe fare qualsiasi bambino. Eppure, ora che ho ripreso in mano quei pensieri, una strana sensazione si sta facendo strada dentro me… inquietante. La mia vista è cagionevole. Fin troppo per un normale ragazzo di ventidue anni. ventidue anni di cui quattordici passati a vedere il mondo attraverso le distorsioni corrette di due lenti. Non ho mai voluto mettere le lenti a contatto. L’unica volta che le ho provate sono svenuto dopo un po’. Assurdo, penserete. L’ho pensato anche io in quei momenti. Era assurdo vederci così bene. Io che così bene non ci avevo mai visto. Continuo a vaniloquiare. Ma lasciatemi continuare.
Due. Dei Sensi & del Tempo. Mi mancano pezzi di mondo. Mi mancano frammenti di sensazioni che posso solo odorare, sentire, toccare perfettamente. Ma mi manca qualcosa. Se mi tolgo gli occhiali vedo tutto come se piovesse. All’ennesima potenza. Nelle lunghe distanze non riesco a distinguere una penna da un cane. Questa cosa potrà far sorridere, ne sono consapevole. Ormai ne rido anche io. Nelle distanze ravvicinate tutto si fa meno sfocato, meno confuso. Anche se è tutto così dannatamente appannato… Odoro, ascolto, tocco perfettamente ma imperfettamente guardo ed osservo. Sono un bambino. Tra poco compirò ventidue anni suonati. Ventidue anni sono pochi. Troppi pochi per riuscire a vedere e capire come potrebbe finire. Ma sono abbastanza per capire in cosa credere. Cosa volere. Seppure non si riesce a vedere bene. In ventidue anni cosa ho fatto? Cosa si è compiuto in ventidue anni? I miei ricordi cominciano quando ero abbastanza alto da saper andare in bagno da solo. Avevo sei anni. credo che i cambiamenti più sostanziali della mia vita siano avvenuti in periodi abbastanza insoliti. Già a undici anni mi rifugiavo tra i libri. Seguivo attentamente i rigurgiti esistenzialisti della nausea di Sartre, nuotavo nel platonico iperuranio e leggevo le confidenze di una ragazza perbene del sessantotto. Chiuso in camera. Da solo. Inconsciamente avevo deciso di vedere il mondo cosi come potevo vederlo. A quattordici anni avevo già letto tutta la bibbia per fuggire consapevolmente dalla follia congenita nella mia famiglia. A quattordici anni ero già agnostico convinto. Già a quattordici anni capivo cosa significava sanguinare. Sanguinare tanto. A sedici anni avevo già intravisto qualcosa che somigliava alla morte. Infondo l’avevo chiamata io. Ero ancora un bambino. Cercavo l’amicizia che potesse sostituire quello che non avevo mai avuto. L’ho trovato. Le mura del liceo, il porto, le strade di quella città così surrealmente silenziosa. Ancora sono nella mia testa. Sono ancora davanti ai miei occhi. Eppure sono fuggito. Perché prima o poi è doveroso fuggire. Lo dobbiamo a noi stessi. Sarebbe un delitto contro la nostra esistenza.
Tre. Del Senso. Nella mia vita tutto è sempre stato eccessivo. Indescrivibilmente, ossessionatamente, insopportabilmente, ostinatamente eccessivo. E queste pagine ne sono da sempre la più pletorica dimostrazione. Non ho mai saputo contenere in modo “moralmente civile” ogni mia singola sensazione, ogni mia minima paura, ogni mio più piccolo fastidio. Sono fastidioso e, checché se ne possa continuare a dire, nessuno, infondo, può attribuirmi qualche attenuante. Io uso il sarcasmo quando non riesco più a parlare. Il sarcasmo è per me una raffinata specie di arte del divagare.
Sono maledettamente infantile poiché riesco ancora a pensare ad alcune cose come se avessi ancora quattordici anni. ormai c’è chi non mi prende nemmeno un po’ sul serio. Ho guardato troppe serie televisive sature di verbose ed inutili elucubrazioni psicologiche sulla vita e sul suo senso. Troppi film.
Oggi il mondo non ha bisogno di filosofia. Eppure nessuno ancora capisce il vero significato di questa parola. È triste. Tutti dovrebbero avere un dizionario etimologico. Si scoprirebbero molte cose.
Ogni discorso sarebbe visto da una prospettiva diversa.
Ecco di cosa avrebbe bisogno il mondo.
Di un dizionario etimologico.
E di un po’ di prospettiva. (forse anche di un caleidoscopio…)
Quattro. Del Vivere.
Psicofarmaci. Ormai il mondo intero ne prende come se fossero canditi. Io non ne avevo mai presi. Fino a qualche tempo fa. È successo solo una volta. Infondo non è un fenomeno così eclatante. Eppure è stato strano l’effetto che questo medicinale ha avuto sul mio corpo e sul mio intero metabolismo. Io tremo. La mia vita stessa è sempre stata un tremore impercettibile ma costante. Eppure in quel momento quel tremore ha cessato di esistere. Per quasi un giorno. Per quasi un giorno tutti i miei sensi erano assopiti. Anche la mia vista. Sembrava essere peggiorata ulteriormente. Sarà stata semplice suggestione. Ma non riuscivo a vedere nemmeno con gli occhiali. Ho dormito tanto. E bene. Tutto si era spento.
Per un giorno.
E poi tutto ha ricominciato a tremare come sempre.
Il tempo ha ricominciato a schiaffeggiarmi a intervalli regolari e la vita ha ripreso a gridare.
Penserete che io sono un esibizionista, un malato che ha bisogno di catalizzare l’attenzione del mondo su di se e la propria esistenza. Come si può avere il coraggio di scarabocchiare, così, con poche parole, un patetico riassunto della propria vita, delle proprie sensazioni? Come riesco a farlo? Perché, nonostante avessi deciso di smettere, non riesco a fermarmi?
Continuo a vedere tutto come in un film. Odio.
Cinque. INTERMEZZO. Dell'odio.
(21.04 h 00.00) “odio. Odio odiare. Odio così tanto da non riuscire a respirare.
Odio tanto quanto potrei riuscire ad amare.
Ma perché?
Odio quell’io che non c’è, che non c’è stato.
Odio. O.dio.
Sputo sangue e sputo te.
Sputo odio. Ed ingoio veleno.
Odio. Odio. Odio.
Eppure corro. Grido.
Se odiassi non potrei parlare.
Odio. Ma non ci sono. Odio.
Vorrei poter uccidere l’odio.
Odio.odio.odio.odio.odio.odio.
Perché non riesco a smettere di amare.
Soffoco…”
Sei. Della Morte. “…è finché non avrai ben compreso questo: MUORI E DIVENTA! , sarai soltanto un oscuro ospite dell’oscura terra…” Muori e Diventa. Muori e Diventa. Muori e Diventa. Questi due imperativi stanno risuonando nella mia menta da un po’ di tempo. Devo morire. Ho cercato di farlo molte volte. Ma come si fa? Mi guardo allo specchio. Non ho mai molto amato guardarmi allo specchio. Credo di essere fastidioso. Non al punto di essere sgradevole. Anzi. Però i miei occhi(ali) non riescono a sopportare la vista del mio corpo per non più di dieci minuti (forse sono anche troppi). Non ho mai considerato questo una cosa negativa. Anche perché non credo di essere brutto. Però c’è qualcosa nel guardarmi in faccia che mi mette soggezione. Non è disagio. Forse è una forma di rispetto. C’è qualcosa che capisco quando mi guardo che non vorrei capire così bene. Dovrei morire. Ma mi limito solo a cambiare. Come fanno tutti, del resto. (30.04 h 17.21) “…di cosa vivete voi che camminate per le strade? Di cosa vivete voi che sorridete sotto l’ombra dei pini? Vi guardo come se non fossi di questo mondo e mi pongo domande che possono sembrarvi stupide. Di quante abitudini vive il vostro giorno? Mi sono svegliato stamane con l’inconcepibile intenzione di essere altro da me. Mi sono svegliato decidendo di cominciare, almeno per un certo periodo, a dis-conoscermi. La mia vita ha smesso di pronunciare “se…” già da molto tempo. Ma le cose che vogliamo non ci aspettano e forse (qualche volta) sarebbe meglio vestirsi con intenzioni nuove, quasi estranee alla nostra mente. Ma forse non sono cosi estranee se riusciamo a pensarle… ma sono momenti che danno un pugno alle nostre abitudini. Sono come l’eco di un aereo sul silenzio dei nostri giorni. Spesso ritorna in mente il pensiero inquietante che se chiudessimo gli occhi il mondo che conosciamo potrebbe cessare di esistere, che infondo tutto è solo la proiezione distorta agitata e confusa di ogni nostro desiderio…”
Sette. Dell'ossessione. Guardo tutto in modo distorto. Pensandoci bene forse sono già morto un paio di volte e non me ne sono ancora accorto. Però, pensandoci ancora meglio, sono già morto una volta e me ne sono accorto benissimo. Non mi ricordo in quale libro Standhal diceva che l’amore, almeno quello vero, rende il pensiero della morte meno inquietante, quasi familiare: un semplice termine di paragone, il prezzo che si pagherebbe per tante cose. È un pensiero eccessivo. Decisamente. Forse anche Stendhal portava gli occhiali.
“il caleidoscopio… Scompone tutto ciò che vedo in alcune immagini. Le cose più banali si trasformano in bellissimi motivi. Sono costretto a riesaminare il mio modo di vedere ciò che è così banale che ho smesso di farci caso…”
16.04.08 h 01.06 I n v i s i b i l e ...a volte nella vita, nonostante si pensi
che le esistenze altrui siano solo delle
storie che vengono raccontate da voci sconosciute,
ci si scontra con una di queste esistenze remote.
senza che ce ne accorgiamo. senza che noi vogliamo.
tocchiamo un esistenza e senza saperlo possiamo fortificarla
o distruggerla in modo devastante. eppure non si ha nessuna
colpa. eppure nemmeno si sa che mentre si vivono le gioie e
i dolori della propria vita, con le proprie azioni se ne sta rovinando
un altra. infondo, seppur acquistata questa questa consapevolezza,
si potrebbe dire: non me ne importa nulla, non mi riguarda.
benissimo. legittmo ed insidacabile diritto di poter dire mors tua vita mea.
ma...
quell'altra esistenza?
nella sua anima ci sono le tarme del terrore.
gli insetti malefici di un sentimento che distrugge
ciò per cui in quella vita si era lottato strenuamente.
quell'anima non ha parole. il suo grido risuona nel vuoto
del naturale disinteresse. e il cuore si riempie di lacrime rotte
che pian piano l'anima sola, con il desolato desiderio della compagnia
bramata, cerca di incollare quei cristalli preziosi...
lacrime nella notte della terra e nel cuore del cielo...
lacrime del sogno della felicita e della realtà di ghiaccio...
le cose non vanno mai come credi.
e comincia a pensare che nessuna
aspettativa potra mai realissarsi.
nessun dolore.
nessun rumore.
nessun cuore.
il cuore
morso
ingoiato
sciolto
mosso
da animali
movimenti
periestaltici
.
il cuore
ridotto
a
letame
.
il cuore
sputato
perchè
non si vuole
più
sentirlo
battere
. il cuore .
senza
sangue.
senza
colore.
senza più
tracce
di un respiro .
quel cuore.
esiste ancora.
e spera ancora
in un soffio.
stupido. testardo.
ci crede ancora.
cerca ancora.
perchè sente
la vita fuori
di lui.
perchè
quella vita
gli ha sorriso,
ha dato il tempo
di poter dire che il tempo non esiste,
quella vita lo ha trovato mentre dormiva
infondo ad un vicolo cieco e lo ha risvegliato,
perchè quella vita gli ha dato la speranza di essere
amato e che amare si può, quella vita non lo ha lasciato
solo anche se lui avesse voluto e vorrebbe. perchè è intorno a lui.
perchè non è sparita.
lacrime rotte...
lacrime rotte...
.tornerà.
.lo
sente.
.ancora. 10.04.08 Fine.niente colori. niente aforismi. niente parole dotte. la mia vita è finita e con essa cessa di esistere questo blog. inutile surrogato di mille illusioni. la mia vita finsce perchè finisco di volerla registrare. devo buttar via il mio cuore. ho capito che sentilo così tanto battere mo fa soltanto male. ho apprezzato per tutto questo tempo le parole di chi, ritrovandosi tra queste pagine sgualcite di un diario ormai logoro, ha sempre volutolusingarmi trasformado quelle parole in pensieri magnifici, che infondo non merito. sono un vigliacco. e questo lo so perfettamente. ma voglio rispondere a chi è convinto che di vita ne abbia tanta e che non sappia dove debba mettere le mani per afferarla. Lo Scienziato deve morire perche con la vita ci ha parlato, ci ha repirato, c'ha pianto e c'ha sorriso. Io la vita l'ho visuta perche avevo incontrato la vita stessa. ora tutto è finito. e senza poter vivere la vita mi disguta come una medicina inutile.
è stato bello. ma deve finire.
vorrei potervi salutare con il mio solito Hasta Luego!
,ma non riesco a scrivere altro che
Addio. ...Will the Scientist die?Chi è colui così gagliardo e forte Verrà la Morte, e i tuoi occhi avrà, Verrà la Morte e taglierà il legame la Morte! La Morte! La Morte in persona! La Morte, ah, la Morte che viene per tutti, E la Morte, la Morte, la Morte è ormai stanca, la falce in spalla, la faccia bianca, La Morte d’acciaio, la Morte tagliente, è inutile urlare, la Morte non sente 07.04.08 h 01.13 (E)pocalisse[ovvero: Litania del Sangue e del Silenzio]“Le grandi angosce dell’animo sono sempre dei cataclismi. Quando si verificano il sole s’inganna e le stelle si turbano. Per ogni anima sensibile arriva sempre il giorno in cui il Destino dipinge un Apocalisse di angoscia: come se i cieli e l’universo si rovesciassero sul nostro sconforto. […]” Senza di te. Io e l’infinito. Dove si può pensare di fuggire, se la sola cella è tutto? Inchiostro nero divora le mie parole prima che nascano. Non esisto. Penso senza pensare (sebbene con la stessa stanchezza). Sanguino senza dolore. Piango senza lacrime (sebbene con la stessa angoscia). Non voglio volere. E mi lasci con il tuo sangue nelle mie mani. Mi costringi a berlo. Vorrei fosse veleno. Trascinami. Soffocami. Non constringermi a sentire. ….Pazzo solo per il fatto di dover sentire….. Scuoti la testa contro il muro mentre il mio desiderio di spegnermi mi raggiunge e mi trascina verso terra. Guardo piangere i tuoi occhi e la mia anima suda perche deve soffocare le sue lacrime. Mi ritrovo davanti a un me stesso che non conoscevo. Mi strangolavo. A costo di non piangere. All’improvviso la consapevolezza del mondo pesava come un enorme macigno. Subdola impossibilità (voluta) di non poter respirare con l’anima.
“Sentirsi superiore e vedersi trattato dal Destino come il più infimo degli infimi: nessuno, in questa situazione, può dirsi di essere fiero di essere uomo.” Stupido. Pensavo a non farmi del male. Pensavo a non apparire debole. I miei occhi si sono chiusi durante un brano della mia vita. Appena hanno ripreso coscienza non capivano più quello che stavano leggendo. Decifravano a stento. Non capivano e cercavano il sonno. Off. Off. Off. Da dove si spegne la mente. Come si riavvia. La tua voce trema. Avevo dimenticato questo rumore. Avevo stupidamente cancellato il ricordo sentire il cuore cosi alto nell’esofago da riuscire a sputarlo perché non averlo potrebbe far stare meglio. Off. Off. Off. Ma tu gridi sottovoce e prendi la mia testa tenendola stretta tra le tue mani. La fai sbattere contro la tua. Spegnimi. Ti prego. Spegnimi così da poterti rendere libero. Distruggimi. Il tuo viso quasi cianotico d’amore, i tuoi occhi annebbiati dal ghiaccio del dolore. Vivo. Grida ancora. Non te ne vai. Non vuoi. Ma allora perché quelle parole? Quei pensieri? Stupido. Io lo so il perché. Lo sai anche tu. Perche hai provato a mentirmi? Stupido. Per il mio bene. non capivi. Ora capisci? Devo spegnermi. Almeno per queste notti.
“Se un giorno la mia capacità espressiva diventasse cosi vasta da ospitare tutta l’arte, scriverei un’apoteosi sul sonno. Non conosco piacere maggiore del sonno, la cancellazione totale della vita dell’anima, il commiato dall’essere e dagli uomini, la notte senza memoria e illusione, la mancanza di passato e futuro” Non basta credere all’amore.
Bisogna credere alla persona che si ama.
|
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||